Il comune che vuole partecipare al bando per il potenziamento del proprio impianto di videosorveglianza deve richiedere tempestivamente alla prefettura la sottoscrizione di un patto per la sicurezza su un modello creato ad hoc che non richiede il nulla osta ministeriale. E poi presentare al comitato per l’ordine pubblico un progetto strategico rispettoso della privacy e delle diverse prerogative delle forze di polizia utilizzando anche in questo caso la traccia messa a di- sposizione dal Viminale. Lo ha evidenziato il ministero dell’interno con la circolare n. 11001/123/111(3) del 28 marzo 2018. Il pacchetto sicurezza, il dl 14/2017, in- dividua nei patti comune- prefettura e negli impianti di videosorveglianza i principali strumenti per la promozione della sicurezza urbana. Con l’avvenuta pubblicazione sul- la G.U. n. 57 del 9/3/2018 del decreto ministeriale 31 gennaio 2018 sono state definite le modalità di presentazione delle richieste di ammissione ai 37 milioni di finanziamento statale previsti dal pacchetto sicurezza (si veda ItaliaOggi del 16/3/2018). Tra i requisiti fondamentali necessari per presentare la domanda, in scadenza il 30 giugno 2018, risulta la sottoscrizione di un moderno patto per la sicurezza. In mancanza delle linee guida che non sono state ancora approvate a parere del Viminale è comunque possibile stipulare accordi prefettura–comune in materia di videosorveglianza. Ma solo utilizzando l’apposito modulo messo a disposizione dal Viminale sarà possibile evitare di richiedere anche il previsto nulla osta al ministero. Altra condizione di ammissibilità del finanziamento, prosegue la circolare, è la preventiva approvazione del progetto di videosorveglianza in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. In pratica questo organo tecnico dovrà verificare preliminarmente la conformità strategica dell’impianto di videosorveglianza proposto alle direttive ministeriali e alle regole sul trattamento dei dati personali. Nella valutazione, specifica la nota, si dovrà tener conto «delle caratteristiche tecnico – prestazionali e della consistenza dell’impianto di videosorveglianza, in relazione alle dimensioni del comune e ai principali fattori di rischio presi in esame».

Per agevolare la presentazione del progetto e il suo inquadramento strategico il 12 gennaio 2018 Viminale ha divulgato un protocollo di intesa.In pratica si tratta di un disciplinare che individua la titolarità del trattamento dei dati in capo alla questu- ra, i tempi di conservazione dei fotogrammi delle targhe e il possibile collegamento dello strumento evoluto di videosorveglianza urbana con il Ced nazionale dei veicoli rubati. Spetterà alla prefettura relazionare suc- cessivamente al ministero su ogni singolo progetto presentato e sugli effettivi fattori di rischio ambientali che interessano il comune proponente.
Articolo di Stefano Manzelli su ItaliaOggi, mercoledì 4 aprile 2018 © Riproduzione riservata
Articolo in PDF: 4 aprile 2018